ANMIG Sezione di Varese
 

Iniziative culturali
26 gennaio 1943.
Nelson Cenci, eroe di Nikolajewka

Forse sono uomini che non nasceranno più, uomini che i ragazzini confondono nelle loro playstation, e sembra impossibile che siano vissuti e che ancora siano fra noi, eppure sono uomini come tutti e il disagio, la sofferenza, la miseria li avevano riportati a quello stato originale delle cose per cui erano un’anima sola, e per questo motivo, solo per questo, uscirono da quell’inferno che si chiamava Nikolajewka… e Nelson Cenci, come mio padre, fu un eroe in quella campagna di Russia, e quel giorno dell’inaugurazione della lapide alla palestra della Vidoletti prese il suo cappello da alpino e se lo infilò in testa, parlò di alpini e bersaglieri, ed essendo lui medico, a ognuno di quei ragazzini che lo ascoltava, dal petto tirò fuori il cuore per tenerli poi tutti uniti in una mano, e le sue parole erano dolci e vere come quelle delle favole, eppure raccontava una tragedia, e dopo, avendo lui esercitato la professione di otorinolaringoiatra, a quelle orecchie sussurrò altre parole e le disse con voce morbida per vedere se sentivano e se capivano, e a quelle gole che ancora avevano il timbro delle voci giovani suggerì un unico grido, quello che sessant’anni prima si era sentito fino dall’Ucraina e che ancora oggi le anime attente odono… e con i capelli bianchi e quel copricapo a punta sembrava un mago Merlino intento a miscelare dolcezza e forza, ma forse era solo un poeta e metteva le cose ognuna al suo posto, e mentre procedeva poteva anche cadere come erano caduti tanti compagni, perché quella parola, sacrificio, che in qualche modo tutti conoscono, a quella generazione aveva richiesto il significato estremo… ed erano uomini di altri tempi, forgiati nel carattere, e il valore delle cose che restano lo avevano appreso attraverso le difficoltà, offrendo sé stessi e la propria vita, e così il professor Cenci espresse il concetto fondamentale, che per quei ragazzi cresciuti nell’agio sarebbe stato più difficile capire la vita, ma ci sarebbero riusciti, perché alla fine l’uomo realizza sempre il suo destino e diviene ciò che è.

Fiorenzo Croci

    Nelson Cenci    

 

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