ANMIG Sezione di Varese
 

Chi siamo
La storia dei padri

Contro una mentalità di chiusura
e verso una revisione dello Statuto

La Fondazione che riunisce figli, nipoti e pronipoti di mutilati e invalidi di guerra, avrebbe dovuto sorgere prima, per avere adesso idee più chiare sulla propria identità. In tanti anni di frequentazione, nella sede cittadina, nei comitati regionali, nei convegni nazionali, accanto a molti buoni propositi ho notato forti atteggiamenti di chiusura.
Una prima chiusura l’ho rilevata da parte dei soci storici verso gli aderenti alla Fondazione (e su questo occorre di sicuro meditare), e poi, ciò che ci riguarda adesso, una chiusura da parte della Fondazione, o diciamo meglio dei soci “giovani” dell’associazione, verso chi non ha diritto di farne parte secondo uno statuto scritto qualche anno fa, quando probabilmente le idee non erano ancora molto chiare.
Ho sentito parlare spesso di valori, di senso del dovere, di amor di patria, di sacrificio, di fratellanza, di solidarietà, di amicizia… E tutto è profondamente vero. L’Anmig, nella continuazione che vuole dare per essere un punto di riferimento sociale, si fonda su questi valori. Ma i valori non sono, non possono essere, di appartenenza esclusiva di figli, nipoti e pronipoti. Sono di tutti coloro che li capiscono, li interpretano e da essi traggono energia e forza.
Noi, discendenti di mutilati e invalidi di guerra, possiamo essere custodi di sedi, archivi, documenti, promotori di iniziative. Possiamo condividere con altri i valori che sentiamo nostri, ma non esserne gli unici custodi. I valori sono di tutti.
E nemmeno è esclusivo quello della sofferenza, il più sacro e più peculiare dell’associazione, in quanto rappresenta una sofferenza nata dalla guerra e che è continuata, in modo silenzioso e dignitoso, per tutta la vita.
Nemmeno in questo caso noi discendenti, che siamo stati vicini a tale sofferenza, ne siamo rappresentanti o custodi. La sofferenza ci era vicina, ma non era nostra. Al più siamo stati testimoni, come ce ne sono tanti altri. Un conto è chi ha sofferto, e un altro chi ha assistito.
La storia dei nostri padri, ora che loro stessi vengono a mancare, non è di proprietà di un’Anmig costituita da figli, nipoti e pronipoti. La storia dei nostri padri appartiene a tutti. Appartiene alla nazione. Appartiene all’umanità.

Fiorenzo Croci


    facciata sede Anmig Varese    

 

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