ANMIG Sezione di Varese
 

Chi siamo
Chi sono mutilati e invalidi di guerra
Storie raccontate
"Quando da ragazzo giocavo al pallone e mi facevo male andavo da mio padre. Da giovane aveva fatto il pugile e sapeva massaggiare molto bene. Una volta mi ero slogato una caviglia. Appena me la toccò gridai. “Ma che c’è -mi disse- io sono qui vicino e non sento niente”. Una settimana dopo capitò che gli vennero le sue solite scosse al moncone della gamba amputata, e mentre saltava sul letto per il dolore che gli procurava l’arto fantasma mi vendicai dicendogli la stessa frase. Non ho mai capito che cos’è un arto fantasma, il dolore che un pezzo di gamba che non c’è più può procurare. Ho capito però che fra tutti i valori che uomini come lui ci hanno insegnato, il più grande è la sofferenza, e la sua sopportazione. A ogni altra slogatura nella mia carriera di calciatore ho avuto il buon senso almeno di non gridare."
(Fiorenzo Croci, figlio di mutilato di guerra)
Feriti del fronte russo

"Era il 1968. Ogni giorno c’era una manifestazione di protesta o uno sciopero. Quella volta l’ospedale era picchettato e nessuno doveva entrare, né medici né infermieri. Arrivò il professor Cenci, otorinolaringoiatra, che diverrà poi primario e medico di fama internazionale. Quando uno dei picchetti lo fermò con veemenza, con altrettanta veemenza il professore lo scostò con un braccio: -Sono stato ferito a Nikolaievka e adesso tu pretendi che io non faccia il mio dovere di medico. Fatti in là-. Ed entrò."
(Vittorio Botti, usciere all’Ospedale di Circolo di Varese)

    facciata sede
   

 

> Chi sono mutilati e invalidi di guerra

> Statuto dell'ANMIG

> Statuto della Fondazione

> La Sezione di Varese

> La storia dei padri